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Tecnologia e smart working: il rischio TECNOSTRESS

 

La definizione di TECNOSTRESS

Il termine tecnostress è stato coniato nel 1984 da Craig Brod, per indicare lo stress indotto dall’utilizzo di nuove tecnologie soprattutto informatiche, derivato spesso dal malfunzionamento delle stesse.

A fornire un’altra definizione di tecnostress sono Michelle Weil e Larry Rosen le cui tesi lo descrivono come “Ogni conseguenza negativa che abbia effetto su attitudini, pensieri, comportamenti o psiche, causata direttamente o indirettamente dalla tecnologia“.

ll tecnostress è una sindrome da stress causata dall’utilizzo delle ICT ed ha impatti significativi sia sulla vita sociale dell’individuo che su quella lavorativa.

 

Valutazione del rischio

L’esposizione al tecnostress può far insorgere alcune patologie, che si manifestano tramite sintomi ed effetti riconoscibili a più livelli, causando patologie e disturbi differenti.

Nel 2007 affermata giurisprudenza ne ha riconosciuto l’obbligatorietà di Valutazione.

Nel 2014 l’INAIL inserisce il Tecnostress nelle malattie professionali non tabellate, considerandolo come danno da costrittività organizzativa rientrante nelle malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzione dell’organizzazione del lavoro.

Questa nuova malattia professionale colpisce il 45% dei lavoratori sia in sede che in lavoro Agile.

 

Il lavoro agile, cos’è

ll lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La definizione di smart working, contenuta nella legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come, ad esempio, pc portatili, tablet e smartphone).

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella circolare n. 48/2017.

  

Come prevenirlo

Per prevenire il rischio, le misure di intervento primarie possono svolgersi a due livelli:

1. Livello individuale, consentendo al lavoratore di mettere in atto comportamenti per cambiare la situazione (strategie di problem solving);

1. Livello organizzativo, diminuendo il numero di richieste poste ai lavoratori e implementando supporto tecnico e formazione sul corretto utilizzo.

 

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